L’aliquota soggettiva opzionale, uno strumento per aumentare la nostra pensione

Nel numero scorso del magazine il nostro direttore Massimo Opromolla ha affrontato alcune delle criticità legate a una sottostimata dichiarazione dei redditi e gli effetti non positivi sull’ammontare dell’assegno pensionistico.

Partendo proprio dalle considerazioni da lui proposte con gli esempi di due biologi, uno dichiarante i corretti emolumenti e l’altro minori importi, siamo approdati alla consapevolezza che le dichiarazioni sottostimate rispetto agli effettivi redditi penalizzano non poco la nostra tranquillità futura. È come se ipotecassimo da giovani la nostra ricchezza futura. Un Ente di previdenza deve e non può esimersi responsabilmente dal rendere sempre più consapevoli tutti gli iscritti a non barattare il futuro per un personale, quanto momentaneo soddisfacimento economico, anche se le azioni persuasive possono risultare impopolari.

In questo editoriale vorrei proporvi una seconda leva su cui agire per aumentare il futuro assegno pensionistico comunque beneficiando nell’immediato dei risparmi legati ai vantaggi fiscali: avvalersi responsabilmente dell’aliquota contributiva opzionale, in sintesi versare un’aliquota soggettiva superiore al 15%.

Proviamo a capire come ed in che modo: è molto semplice e per noi Biologi anche facile da comprendere considerato che parliamo di una regola matematica elementare.

Tutti paghiamo annualmente le tasse allo Stato e tutti, sempre responsabilmente, le dobbiamo pagare. Quello che versiamo allo Stato - a prescindere dalle aliquote e dai regimi a cui aderiamo - è una percentuale di “quanto abbiamo guadagnato” nell’anno. Quindi, più guadagniamo più tasse paghiamo.

Allo stesso modo, abbiamo tutti compreso che pagare i propri contributi non vuol dire pagare delle tasse. Infatti, quanto più importanti sono i contributi previdenziali versati alla Cassa durante la vita lavorativa tanto più importante sarà l’assegno pensionistico futuro.

Proprio i contributi previdenziali incidono sulla determinazione del “reddito soggetto a tassazione” e quindi sul “prezzo” stesso della tassazione, nel senso che i contributi vengono considerati fiscalmente un “costo” e come tali possono essere dedotti come nostre spese. La logica conseguenza (matematica) è: se verso contributi previdenziali importanti investo in una migliore prestazione pensionistica futura e nello stesso tempo diminuisco il “reddito soggetto a tassazione” con un risparmio fiscale immediato.

Le aliquote contributive opzionali ci aiutano in una sorta di gioco di equilibrio degli interessi immediati e di quelli futuri. Innanzitutto cosa sono.

Da Regolamento previdenziale, il Biologo libero professionista deve annualmente un contributo soggettivo calcolato sul 15% del proprio reddito professionale. Le aliquote opzionali consentono di versare una maggiore contribuzione soggettiva, che potrà essere determinata su una percentuale (l’aliquota) che va dal 16% fino al 20%, percentuale che ciascuno volontariamente decide anno per anno. Ovviamente, un’aliquota soggettiva più alta comporta un versamento maggiore alla Cassa ma anche una migliore prestazione pensionistica, ed in più – in virtù del principio matematico richiamato – una parte del maggiore versamento contributivo viene immediatamente recuperata con il beneficio fiscale correlato.

La consapevolezza previdenziale, la conoscenza delle regole che disciplinano la nostra pensione, è fondamentale per poter approfittare di tutti vantaggi che il sistema offre.

Abbiamo già trattato del meccanismo di funzionamento della pensione calcolata su quanto effettivamente versato (i contributi che formano il montante) nel corso della vita lavorativa e dell’importanza del ‘quando’, “prima accresco il mio montante, prima posso reinvestire costantemente i rendimenti”.

La contribuzione soggettiva e il 50% di quella integrativa che ogni anno ciascuno di noi versa nel proprio “salvadanaio previdenziale” viene aumentata (rivalutata) dall’Ente che contribuisce ad accrescere il “salvadanaio”. Questo meccanismo ci consegna una verità inconfutabile: prima iniziamo a contribuire, prima ci avvantaggeremo delle maggiori somme che l’Ente garantirà a tutti con la rivalutazione dei contributi, e quanto più versiamo tanto più ci avvantaggeremo anche del maggiore beneficio fiscale, senza contare che beneficeremo pure di una maggiore rivalutazione.

Prima di chiudere questo breve capitolo, mi voglio soffermare su un altro elemento fondamentale, quale la legalità contributiva. Le parcelle “giuste” rappresentano un’esigenza per affermare e non sminuire la nostra professionalità, per assicurare il nostro tenore di vita e per garantire il nostro futuro pensionistico. Scegliere “oggi” in proiezione il futuro che vorremo vivere, significa che avremo imparato a guardare sistematicamente il nostro reddito imponibile comprendendo a quale ammontare pensionistico corrisponda. 

Per questo il nostro Ente si impegna nell’educazione previdenziale, nel proporre “calcolatori” il più realistici possibile e rendere così più comprensibile la dinamica per la costruzione responsabile delle nostre pensioni.

Enpab

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