Incontro a Napoli su previdenza ed ecotossicologia
Gli incontri con gli iscritti alla nostra Cassa di previdenza si sono arricchiti della manifestazione tenuta a Napoli il 14 aprile scorso.
Le tematiche affrontate sono state quelle relative alla previdenza, nelle forme specifiche delle casse dei professionisti che operano in regime contributivo, e quelle dell’ecotossicologia, tematica di grande attualità con importanti risvolti di tipo applicativo e professionale.
L’articolo del Presidente Nunziante, pubblicato in apertura di questo numero di EnpabMagazine, traccia con precisione la valenza dell’informazione sulla previdenza fornita ai colleghi di Napoli che hanno seguito i lavori, mentre questo mio contributo vuole essere un breve resoconto della parte scientifica e di aggiornamento professionale dell’evento.
La scelta di trattare il tema dell’ecotossicologia non è stata casuale. Presso l’Università Federico II di Napoli è stato istituito un Osservatorio Ecotossicologico, diretto dal Prof. Marco Guida, uno dei relatori del nostro incontro.
La particolare esperienza maturata nell’ambito delle attività dell’Osservatorio ha permesso di strutturare una sessione scientifica dell’evento di particolare qualità. L’ecotossicologia è una disciplina relativamente recente che coniuga le conoscenze tossicologiche con quelle ecologiche al fine di valutare l’efetto di molecole di sintesi sugli ambienti naturali. L’importanza di questa branca delle Scienze Biologiche diviene sempre più rilevante, vista la specificità dei test utilizzati e la qualità delle informazioni ambientali da questi fornite.
Nel 1995 D. J. Hoffman, noto ecologo statunitense, ha definito l’ecotossicologia come la scienza che studia gli effetti di agenti potenzialmente tossici sugli ecosistemi naturali e sulle specie non target, con lo scopo di proteggere l’intero sistema e non le sue singole componenti isolate.
La valutazione chimica degli inquinanti, in termini di concentrazione e tipologia, è senz’altro un presidio fondamentale per la salvaguardia degli ecosistemi naturali, ma l’ecotossicologia permette di ricavare un valore aggiunto dalle sue osservazioni.
Mi riferisco alla possibilità di valutare l’impatto su organismi indicatori di molecole xeno biotiche di sintesi, impatto che fornisce indicazione sul grado di resilienza, o di sensibilità, di un ecosistema rispetto a un inquinante. Gli ecosistemi naturali funzionano, e forniscono i servizi ecosistemici di cui tutti fruiamo, se le varie sue componenti sono messe in grado di svolgere, mantenendo operative le complesse reti di interazioni tra gli organismi, le attività che consentono di mantenere i cicli biogeochimici, le reti trofiche, le relazioni autoecologiche e sinecologiche.
In breve, il corretto funzionamento dei sistemi naturali dipende dal grado di complessità di questi: più la complessità è salvaguardata e mantenuta, più gli ambienti sono in grado di resistere a pressioni negative provenienti dall’esterno. In caso contrario, gli ambienti considerati risultano essere particolarmente vulnerabili. Così le singole specie che abitano tali ambienti possono essere sensibili o resistenti alla pressione esercitata da molecole tossiche di sintesi. Le prime specie scompariranno subito appena sottoposte a questo tipo di stress, con il risultato che le specie più resistenti domineranno e saranno rappresentative di un ambiente impoverito e reso vulnerabile dalla limitazione di diversità biologica. L’ecotossicologia può fornire una serie di risposte ai quesiti che riguardano l’effetto del tipo e della concentrazione di molecole tossiche che le analisi puramente chimiche non possono fornire.
Stefano Dumontet
Coordinatore CIG