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Previdenza è cultura: formazione alle Casse e dialogo con l’INPS

Il focus AdEPP sui pensionati attivi apre il confronto sul ruolo formativo degli enti previdenziali e su una proposta di collaborazione con l’INPS per diffondere consapevolezza lungo tutta la vita professionale.

Si può andare in pensione senza lasciare la professione. Per un numero crescente di professionisti è una realtà quotidiana, fatta di incarichi, relazioni e competenze che continuano a essere messe a disposizione della collettività. Accompagnare questo cambiamento richiede tutele adeguate, ma anche strumenti per comprendere le scelte che costruiscono il proprio futuro previdenziale. La formazione diventa così parte della responsabilità delle Casse, mentre il dialogo con le istituzioni può rafforzare una cultura della previdenza condivisa.

Sono due dei temi emersi il 20 ottobre, nell’Auditorium di Cassa Forense, durante la presentazione del focus «Pensionati attivi e Silver Economy nelle professioni», realizzato dal Centro Studi AdEPP e illustrato dalla presidente Enpab e vicepresidente vicaria AdEPP Tiziana Stallone.

Al confronto hanno partecipato il presidente AdEPP Alberto Oliveti, la presidente di Cassa Forense Maria Annunziata, Francesco Verbaro, consulente per le relazioni istituzionali AdEPP, Maria Sabrina Guida, direttrice generale per le politiche previdenziali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Domenico De Fazio, direttore centrale Pensioni dell’INPS.

Guida ha sottolineato il ruolo delle Casse nella formazione, richiamando l’importanza di accompagnare l’evoluzione dei percorsi lavorativi con strumenti capaci di rafforzare le competenze e la consapevolezza delle tutele disponibili.

De Fazio ha posto l’accento su un principio complementare: la previdenza non si esaurisce in un calcolo, è cultura. Una prospettiva che invita a guardare oltre la determinazione dell’assegno e a considerare la consapevolezza previdenziale come parte della vita lavorativa, fin dai suoi inizi. In questa direzione si inserisce la proposta di collaborazione con l’INPS emersa nel confronto, per rafforzare la diffusione delle conoscenze previdenziali e il dialogo tra istituzioni e professionisti.

Il rapporto offre elementi concreti per comprendere quanto questo impegno sia necessario. Il 15% dei rispondenti non conosce la base di calcolo della propria pensione e il 52% conosce poco o per nulla gli strumenti di welfare della propria Cassa. Informare e formare significa quindi aiutare gli iscritti a leggere la propria posizione, comprendere gli effetti delle scelte contributive e utilizzare le prestazioni a cui possono accedere. Un lavoro continuativo, da sviluppare ben prima del pensionamento e da mantenere anche quando l’attività prosegue dopo la pensione.

La dimensione del fenomeno emerge con chiarezza dai dati: tra il 2005 e il 2024 i pensionati attivi sono passati da 42.088 a 130.077, più che triplicando, mentre gli iscritti attivi sono cresciuti del 20%. Un contribuente su tredici è già pensionato. In undici gestioni previdenziali su diciannove, oltre il 40% dei pensionati continua a esercitare; in sei la quota supera la metà. Numeri che descrivono una trasformazione strutturale del rapporto tra lavoro e pensionamento.

Ai dati amministrativi delle Casse si affiancano circa 22 mila risposte a un questionario diffuso da quattordici enti. Una partecipazione volontaria, che restituisce la voce dei rispondenti senza costituire un campione statisticamente rappresentativo dell’intera platea.

La passione per la professione è la prima motivazione indicata per proseguire l’attività, con il 29,6%, seguita dalle necessità economiche, al 23,8%, e dal mantenimento di un ruolo sociale attivo, al 21,7%. Il dato complessivo racchiude però situazioni differenti: in sette Casse su quattordici la necessità economica è la ragione prevalente. Comprendere queste differenze è essenziale per costruire interventi coerenti con le condizioni delle diverse categorie.

Anche l’impegno lavorativo resta significativo: oltre un rispondente su tre dedica alla professione più di trenta ore settimanali. Molti riducono l’orario o selezionano gli incarichi, cercando un equilibrio diverso rispetto al passato. Per circa otto su dieci il benessere dopo il pensionamento è rimasto stabile o è migliorato, pur a fronte di un reddito da lavoro diminuito per oltre la metà degli intervistati.

Questo equilibrio richiede una particolare attenzione alla salute, indicata dal 64% dei rispondenti tra i servizi da garantire sempre. Sul piano istituzionale, Oliveti ha annunciato l’intenzione di portare all’attenzione delle istituzioni una richiesta di fiscalità di scopo a sostegno della salute di chi continua a esercitare. Rafforzare le prestazioni e renderle più conosciute e accessibili sono due aspetti dello stesso impegno.

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sui divari che attraversano l’intera carriera e persistono nella pensione. Tra i pensionati attivi, per ogni cento euro di reddito professionale dichiarati da un uomo, una donna ne dichiara in media sessantaquattro. Le differenze maturate negli anni continuano a incidere sulle condizioni economiche delle professioniste, rendendo necessario un intervento che tenga conto anche delle discontinuità lavorative e dei carichi familiari.

«Il rapporto evidenzia un cambiamento strutturale che interpella le politiche previdenziali e del lavoro – commenta Tiziana Stallone –. Valorizzare i pensionati attivi significa rendere la prosecuzione della professione una scelta sostenibile, con tutele adeguate, attenzione alla salute e aggiornamento professionale. Casse e istituzioni hanno una duplice responsabilità: contrastare le fragilità economiche e i divari di genere che persistono nella pensione e favorire il trasferimento di competenze ai giovani, facendo dell’alleanza tra generazioni una leva di crescita delle professioni».

Proprio il rapporto con i giovani offre una prospettiva concreta. Formazione, aggregazioni professionali, staffetta generazionale e tutoraggio figurano tra gli strumenti indicati per sostenere chi si affaccia alla professione. L’esperienza accumulata può diventare un patrimonio condiviso attraverso percorsi che accompagnino il passaggio di conoscenze, responsabilità e relazioni professionali. Una disponibilità che si affianca all’apertura verso l’innovazione: l’84% dei rispondenti considera l’intelligenza artificiale complementare al proprio lavoro.

Per Enpab, il confronto conferma il valore di una previdenza che accompagna gli iscritti attraverso informazione, formazione e welfare. Il ruolo delle Casse e la proposta di collaborazione con l’INPS indicano una direzione di lavoro: rendere la conoscenza previdenziale uno strumento concreto di autonomia, perché ogni professionista possa compiere scelte più consapevoli durante tutta la propria vita lavorativa.


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